Attivismo online, a che punto siamo?

Twitter-Egypt-revolutionSpunti e riflessioni dal Festival di Internazionale a Ferrara.

Il clickattivismo è la malattia infantile dei movimenti sociali del nostro tempo. Basta un click per far sapere al mondo che si partecipa a una causa, a una manifestazione, una raccolta firme.  Un “Mi piace” su una pagina facebook per sentirsi parte di una comunità che condivide obiettivi, strumenti, modalità e che li orienta verso un fine collettivo.

Ma alla luce degli ultimi anni, in cui i movimenti di tutto il mondo hanno sperimentato nuove forme di comunicazione e interazione con il mondo che li circonda, che cosa significa fare politica al tempo dei social media? Quali sono i rischi e le buone pratiche per combinare le vecchie forme di attivismo, quelle che si consumano dentro gli scantinati puzzolenti, con i nuovi media? E quali sono i vizi e le virtù del mediattivismo?

Se ne è parlato a Ferrara durante l’incontro “Se l’impegno fa click” del Festival di Internazionale con Luca Sofri, Micah White (#occupywallstreet), Paul Hilder (change.org) e Brian Fitzgerald (Greenpeace).

IMG_6427  “Con #occupy abbiamo visto crescere e intensificarsi un movimento sociale spontaneo, nato dal basso. Abbiamo visto aggregarsi tante persone. Oggi sappiamo che questo modello non è sufficiente. Che per cambiare davvero, bisogna saper virare il potenziale dei social media in pratiche che portano alla trasformazione dentro e con le istituzioni”. Micah White traccia il ritratto del movimento che ha scosso l’America nel 2010, un’America impreparata a una protesta così intensa e virale. Una protesta che ha saputo in pochissimo tempo far scendere per le strade milioni di giovani – non solo americani – ma da tutto il mondo. E che, però, ha saputo incidere solo in parte a livello politico.

 

IMG_6430“I movimenti in rete sono delle vere e proprie forze per il cambiamento, dei raduni popolari che potenzialmente possono estendersi ovunque. Se, però, non si è in grado di capire che le istituzioni contano e che lo strumento resta comunque uno strumento (e non la sostanza) ci si brucia.” Paul Hilder, con il suo change.org, è consapevole della bellezza di portare milioni di persone a condurre dalla rete delle vere e proprie azioni di lobbying sui governi mondiali. E’ anche consapevole, però, che senza una leadership “democratizzata”, senza un’organizzazione politica che sappia orientare i movimenti e trasformare nel tempo la loro carica innovatrice in istanze di cambiamento reale, i movimenti si spengono. E non basta un click, neanche milioni di click, a renderli interlocutori politici credibili.

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Brian Fitzgerald, 30 anni di esperienza politica alle spalle, porta l’esempio di Greenpeace, il primo movimento che ha iniziato a fare battaglie utilizzando la rete. “L’attivismo, online e offline, è l’unico modo per salvarci da quel patto con la morte che il nostro presente ha siglato.” Ma se è vero che oggi non si può fare a meno della rete per portare avanti una protesta, è anche vero che i nostri corpi, le nostre parole, il nostro sguardo restano il faro dentro la tempesta. “Sono le persone che fanno il cambiamento. Le tecnologie sono solo uno strumento”. Ripetiamocelo, fare click non basta. E non basta essere community, occorre anche ritrovare il valore della solidarietà umana, il “take care” dice Brian, il prendersi cura l’uno dell’altro. Anche tra attivisti.

Se guardiamo l’Italia, i movimenti che sono riusciti ad essere più incisivi – a livello di partecipazione e di crescita delle istanze collettive – sono quelli che hanno saputo coniugare internet e scarpinate, che hanno congiunto la forza trasformatrice della rete con il metodo e i modelli organizzativi delle proteste più tradizionali. Tracciando una linea continua, così, anche tra le diverse generazioni e il livello di alfabetizzazione e accesso a internet.

Insomma, non spegniamo i nostri pc, i nostri tablet, i nostri smartphone. Mettiamoci le scarpe, però, perché la strada da fare è lunga e portiamoceli dietro. E soprattutto, come diceva qualcuno, istruiamoci perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza, agitiamoci perché abbiamo bisogno di tutto il nostro entusiasmo, organizziamoci perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.

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