Conosci te stesso? Google sì ma non te lo dice

Le cose sono due. O Google non sa nulla dei miei interessi, oppure sono io a non conoscere abbastanza me stessa. C’è ancora una terza ipotesi, quella complottista, ovvero che Big G sia in possesso di molti più dati e metadati sul mio conto ma non me li dice.

 Stamattina ho provato l’esperimento suggerito da The Verge per controllare cosa Google sa di me e i risultati sono stati a dir poco sorprendenti.

Interessi googleScopro di essere appassionata di giochi sparatutto(?!), di musica dell’Asia orientale e di rap. E non pensavo che le mie ricerche sulle banche fossero così rilevanti da entrare nella top list dei miei interessi. Insomma, mai quanto in questo caso il “conosci te stesso” dell’Oracolo di Delphi mi porta a riflettere.

Non su di me, però. Quanto più che altro al business model che sta alla base dell’algoritmo di Google e dell’internet a senso unico che ne consegue. In cui la rete è una freccia orientata, e i nodi non sono altro che consumatori.

Risulta difficile pensare che la sorveglianza digitale sia così poco efficace nel tracciare le identità dei suoi utenti. La risposta che mi viene in mente guardando questi risultati è che anche quando parla di me con me medesima, Google dica bugie.

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