Cosa c’entra la neve con il giornalismo online

Storie di valanghe e giornalismo digitale

Nevica a New York. I fiocchi bianchi cadono giù, schivando dolcemente i grattacieli per atterrare sul suolo grigio delle strade della grande mela.
Bill De Blasio “ha chiuso” la città per la tormenta e chiesto ai suoi cittadini di restare a casa. Sono attesi 90 cm di neve.

Nevica come nel Febbraio del 2012, quando una valanga si è abbattuta a Tunnel Creek, sulle Cascade Mountains nello Stato di Washington.
Una nevicata storica che ha provocato una valanga anche nel mondo del giornalismo online e, in parte, una discussione sul suo futuro.
Per raccontare il fatto di cronaca e riportare le testimonianze dei sopravvissuti al tragico evento, John Branch, giornalista del New York Times e finalista al Pulitzer, si è inventato un prodotto multimediale che ha lasciato il mondo dell’editoria e dell’online journalism a bocca aperta. Lo ha chiamato “Snow Fall” perché racconta di quella immensa quantità di neve e di quella valanga. Da allora, però, per tutto il mondo delle news quel modo di raccontare si chiamerà snowfall.

Si tratta di una vera e propria “cascata” di foto, testi, video, ricostruzioni grafiche che scorrono davanti agli occhi dell’utente in modo fluido e composto. Alternando contenuti diversi, che partecipano coerentemente a un racconto collettivo. Pezzi di puzzle che trovano una loro armonia, con un solo fine comune: raccontare una storia.

 

Schermata 2015-01-27 alle 09.40.26

 

 

Quell’episodio, nel 2012, ha fatto urlare a molti speranzosi: “Ecco, il futuro del giornalismo. L’abbiamo trovato”. In realtà, come dicono il digital editor e il graphic designer del NYT stessi in questa intervista, non basta un linguaggio per ridefinire i confini e la direzione del giornalismo online. “They didn’t want to make any proclamations on the rest of the media world, they did offer some hints into what “Snow Fall” might say about the future of design — and maybe, just maybe a site redesign — at the Times.” – riporta la giornalista di The Wire.

In effetti, nonostante i numerosi esperimenti simili (come questo) o le sue evoluzioni , gli snowfall non hanno rappresentato il futuro delle news in senso assoluto. Però ci hanno insegnato alcune cose:

1. Per innovare ci vuole poco (gli snowfall sono realizzabili con applicazioni alla portata di – più o meno – tutti quelli che lavorano in questo campo), basta farlo.

2. Creare linguaggi nuovi non è il Futuro, con la lettera maiuscola e a senso unico. Ma sicuramente l’insieme dei linguaggi nuovi, e a tutta un’altra serie di cose, rendono più fruibili i contenuti e più interessante la lettura. Portano più lettori, e li fanno restare “incollati” e connessi.

3. Lo snowfall regala una cifra importante su dove andare a cercarla l’innovazione nel giornalismo. Solo con l’integrazione di diverse professionalità nel mondo della comunicazione, del web e del giornalismo, infatti, si possono creare prodotti graficamente, giornalisticamente, stilisticamente accattivanti.

4. Content is the king. Questa regola vale sempre: se i contenuti non sono buoni, curati, scritti bene nessuno snowfall li renderà migliori.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...